VALORE AL LEGNO
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Etica, valorizzazione e sostenibilità del ciclo vitale dell'albero

Io abbatto alberi. E’ il mio lavoro e mi piace farlo. Non mi piace l’abbattimento di alberi fine a sé stesso, quello è decisamente insensato, amo invece l’etica dell’abbattimento.

Portare un tronco in discarica non è etico, è un insulto alla natura. In ambiente naturale, nel bosco, nella foresta, il ciclo del legno è scandito dalla sua decomposizione, ma, da che mondo è mondo, la foresta produce più “scarto” di quello di cui ha bisogno.

Allora se sono nel bosco e abbatto lo faccio con uno scopo. Si chiama silvicoltura. Coltivo una foresta, coltivo un bosco, per trarne i frutti, esattamente come un contadino fa al suo orto. Egli coltiva i pomodori, li alleva, magari con tutte le possibili riproduzioni future però ne mangia i frutti! Abbattere per abbattere è come gettare i pomodori per terra.

Un tronco in terra è esattamente come un pomodoro lasciato a terra, un tronco in discarica è esattamente come un pomodoro nella concimaia.

Non si mette a marcire un bel frutto per far vedere ai bambini che i vermi se lo mangiano, si mette a marcire il frutto guasto così si avranno bambini colti e un frutto in tavola.

L’albero va curato da ARBORICOLTORI perché loro fanno sì che stia bene, che l’albero sia sano perché dobbiamo essere consapevoli che arriverà il momento dell’abbattimento.

Un bravo arboricoltore quindi diventa un bravo contadino che cura il suo orto senza mangiarne i frutti, un espertissimo mezzadro che lavora la terra al massimo, rispetta in maniera viscerale il suo lavoro ed il suo prodotto consapevole di far parte del sistema che poi ne trarrà beneficio.

Un albero ben curato al momento dell’abbattimento può essere valorizzato al meglio. Rispetto per l’albero è utilizzare tutto di lui, perché l’albero è come il maiale, non si butta via niente. Avere un albero sano porta etica al suo abbattimento perché il legno verrà riutilizzato sotto altre forme, la sua CO2 continuerà ad essere stoccata, il suo ricordo vivrà assieme ai proprietari o comunque il suo sacrificio, esattamente come quello del pomodoro, darà beneficio a tutti.

Il selvicoltore è proprio colui che con competenze, se è anche arboricoltore, e con umiltà, valorizza il legno, ed ogni parte dell’albero per il bene di tutti.

Arriva allora il momento che con etica non lo lasci marcire, lo scorteccia per preservarne l’alburno, lo sega, ne fa assi, lo scolpisce, lo leviga e, con amore, crea il massimo con lui.  

Un selvicoltore è il trait d’union tra l’arboricoltore ed il falegname, con l’artigiano, con l’utilizzatore finale.

Un selvicoltore accarezza il legno sentendone la vita in una maniera totalmente diversa dai moderni fricchettoni.   

Shigo, e mi scuso al solo nominarlo, diceva che gli alberi vanno toccati per capirli. Un arboricoltore ne cura la vita, un selvicoltore ne cura il ricordo e permette al futuro di esistere.

La filiera del legno è etica, non si abbatte per il gusto di abbattere ma perché ogni abbattimento che si fa sarà un bene per tutti, sarà legname per la segheria, legname per gli scultori, calore per le stufe, luce per i nuovi alberi, sicurezza per chi passeggia, ricambio generazionale per le città che avranno sempre alberi buoni da lavorare e che rilascino la maggior quantità d’ossigeno.

In ambiente urbano poco cambia se non il ciclo naturale del tempo.

In ambiente urbano dobbiamo ragionare sulla coesistenza, fare delle considerazioni su un ambiente antropizzato, dobbiamo capire che non si può portare il bosco in città con i suoi cicli ma possiamo portare la foresta come cultura, la cultura del legno.

Foresta urbana è questo!! E’ piantare l’albero giusto con una logica di sostituzione, è capire in anticipo quando un albero creerà problemi al sito d’impianto e sostituirlo prima, è capire lo scopo dell’albero in città e sfruttarlo al massimo, è far crescere alberi secolari in parchi non lungo le strade, è ridurre i costi di gestione per valorizzare a pieno la materia prima, perché un albero è materia prima che genera scarto fondamentale alla nostra esistenza.

Corretta gestione in ambito urbano non è chiedersi di quanto spazio nel marciapiede abbia bisogno un tiglio ma semmai dopo quanto tempo un tiglio inizi a creare problemi al marciapiede e se in quel tempo è diventato una buona fonte di materia prima, altrimenti si cambia albero.

Corretta gestione è sostituzione programmata al fine di valorizzare sempre la materia prima.

Etica nella selvicoltura urbana, nell’arboricoltura urbana passa per forza nella lungimiranza della valorizzazione del legno che non è discarica.

Allora la pianta che si è costretti ad abbattere diventerà storia e valore per tutti se riutilizzata e trasformata non se diventerà cibo per i vermi.  

L’esempio più eloquente a cui il Consorzio Forestale Legno Locale, ed altre realtà estere che trattino di valorizzazione, ha contribuito a processare è stata la segagione dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco più grande d’Europa caduto dopo la tempesta. Un’azienda ha segato a meta una parte di tronco, noi abbiamo fatto dischi e spaccato un’area di legno di risonanza. Non è stato buttato niente ma è diventata didattica. 

Oppure quella volta che siamo stati contattati per dare il giusto valore al faggio secolare crollato a Vicenza. Ci siamo trovati davanti ad una situazione che per molti poteva essere considerata un problema ma con il nostro intervento dalla vendita delle assi del faggio CERTIFICATO PEFC si sono potute pagare il lavoro non solo di segagione ma anche qualcosa in più per le spese. 

Noi del consorzio con gli abbattimenti proponiamo arredo urbano CERTIFICATO perché siamo Catena di Custodia PEFC! Perché il legno non deve essere buttato in discarica perché non è etico, perché non è rispettoso della vita dell’albero. Il verme può benissimo cibarsi dei rametti e delle foglie che il tronco è bene usarlo.

La logica di un habitat in ambiente urbano è una conseguenza del troppo benessere, dell’etica finta data dal consumismo e dal benessere. Un selvicoltore, un contadino non fa marcire il buono per far concimaia ma getta lo scarto senza considerarlo scarto per far sì che l’habitat esista ma avere sempre “del buono” da lavorare.

 

Un po’ come se l’allevatore uccidesse il maiale, prendesse le costicine e tutto il resto lo lasciasse ai vermi, è sbagliato, non è etico e non è economico.  

Noi del Consorzio Forestale Legno Locale crediamo molto in questo e siamo punto di riferimento per molte amministrazioni pubbliche per la corretta gestione sostenibile ed etica del proprio patrimonio verde! Tutta la filiera del legno in un unico referente, dall’arboricoltore alla segheria mobile, dal vivaio al falegname, dal valutatore di stabilità al formatore, tutto per dare VALORE ALL’ALBERO!

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www.consorzioforestalelegnolocale.it

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